Vi presento Respo, un caro amico in cui mi posso rispecchiare, sempre pieno di idee, voglia di fare ma soprattutto come dice lui pieno di sbattimenti ma sempre con pochi soldi! In questa intervista Matteo ci racconta di se stesso, della sua vita e dei suoi svariati progetti con la psicologia, buona lettura!

Ciao Respo, come stai? Presentati ai lettori.
Ciao Ale! Grazie, sono Matteo Samuele Respighi, per gli amici Respo. Cresco attorno alla brumosa provincia di Lodi e nella vita mi occupo di psicologia del benessere, attualmente sono un insegnante di sostegno in classi secondarie (medie e liceo). Da qualche anno, insieme ad altri quattro disgraziati, abbiamo avviato l’associazione sportiva dilettantistica a Lodi, ad oggi ricopro la carica di presidente, inoltre, avendo partecipato ai corsi FISR, sono anche istruttore. Ho diversi progetti paralleli aperti, in primis KeyBrain, una start-up per la salute mentale nei luoghi di lavoro ad alto rischio di burn-out. Ultimamente mi sto appassionando al tema della divulgazione scientifica, del tatuaggio e del custom second-hand per l’abbigliamento sostenibile. Letta così può sembrare che non sappia da che parte girarmi, effettivamente, sono molto curioso e mi annoio facilmente ahah.
Qual è il tuo ruolo nella Lodi Skate A.S.D?
Si, attualmente sono il presidente ed istruttore della Lodi Skate ASD, un’associazione sportiva nata nel 2021 per attività ed eventi sul territorio. Ad oggi, abbiamo avuto, tra tutti i corsi, circa un’ottantina di iscritti, tre eventi, workshop, collaborazioni con APS e volontari della zona. Diciamo che l’approccio della realtà d’insegnamento all’Ottone Bowl è tutt’altro che centrata, anzi, la definirei plasmabile, non v’è pretesa sostanzialmente in nulla, i partecipanti sono messi davanti a dilemmi e scelte, libertà e proposte, l’accompagnamento è alla comprensione e al supporto inter-relazionale… E poi sì, certo, anche i trick ovviamente! Personalmente, trovo più interessante e propedeutico interfacciarsi con la persona o il gruppo che si ha davanti. Il trick in sé è la manifestazione tangibile dell’apprendimento, ma il processo che porta quell’apprendimento è potenzialmente più utile.

Come e quando ti sei avvicinato al mondo dello skateboarding?
Scopro lo skateboard a 12 anni acquistandolo in un negozio della Co-Ar Toys, una di quelle tavole che al primo ollie ti si sgretolava il truck, probabilmente costruito coi residui delle padelle di Mastrota. A 14 sale la fotta vera, conosco persone meravigliose, lo skateboard diventa un veicolo catartico, l’unico mezzo capace di arricchire lo spirito in una fase evolutiva di estrema turbolenza e difficoltà. Sarei ipocrita nel dire che da lì è stato sempre lo stesso: c’è stato il volontariato, la musica, il basket, l’università, lo scazzo… Da quattro anni lo skate è tornato a ruotare prepotentemente attorno alla mia quotidianità, probabilmente, questa volta, per non smettere di farlo.
Chi è la prima persona con cui incominciasti a skateare?
Le prime persone con cui incominciai a skateare sono Valerio Savini (aka Alfonso) e Hugo Esnault. con entrambi posso decisamente esprimere che c’è un sentimento che ci lega da più di 15 anni, abbiamo condiviso skate, musica, volontariato, progetti di tanti tipi ma soprattutto ci siamo stati di supporto, a parte un paio di casi davvero iconici (Valerio mi lascia per strada con la scusa “non ti posso ospitare Matte, ho il frigo rotto”, doveva ciulare haha). Probabilmente la cosa che ci ha sempre tenuti sintonizzati è stato il fatto di essere persone virtuose e curiose. Abbiamo sempre fatto della novità una scoperta, alcune assieme, alcune da soli, ma alla fine ci siamo plasmati tutti senza perderci. Per dirti, la prima volta che incontrai Valerio eravamo in una piccola piazzetta fronte chiesa di Santa Maria delle Grazie, il cui ingresso presenta 3 gradini tutt’altro che elevati. Lui subito mi chiese di provare un ollie a scendere e io piuttosto confidente salgo i gradini, metto giù la tavola e “TI HO APPENA DETTO CHE NON DEVI!!!”, un simpatico seguace di Cristo vestito da pinguino mi appare a due centimetri dagli occhi come un Pokémon tra le sterpaglia. Nel frattempo Valerio (che, se non si fosse capito, aveva appena ricevuto tutte le invettive del soggetto in smoking) si stava pisciando dalle risate. Dai primi momenti con entrambi non ci siamo più staccati.

C’è una persona o più in particolare da cui trai ispirazione per lo skateboarding?
Come tutti i ragazzi dei ’90 sono entrato nel mondo skateboarding guardando in loop Daewon Song, Rodney Mullen, Chris Cole, Jason Dill, Andrew Reynolds… Però ecco, ad oggi, devo dire che le maggiori ispirazioni le ho sempre tratte dalle persone con cui ho skateato; i sopracitati Valerio e Hugo mi hanno sempre dato un botto di idee e motivazione, poi tramite Giovanni Grazzani ho conosciuto skater e persone incredibili e di grande ispirazione del team Dumb Skateboards, quelle sono state le session più importanti, in cui entri nel flow.
Quando skatei, preferisci skateare al park o in street?
Diciamo che preferisco skateare in situazione; l’Ottone Bowl Skatepark per noi Lodigiani ha un valore cruciale, è il nostro posto sicuro, la nostra certezza, è come un check-point. Grazie a chi si è sbattuto per la realtà lodigiana, ora abbiamo un luogo da portare avanti e di cui prenderci cura. Detto ciò, proprio in questo periodo, stiamo girando tanto in street alla ricerca di spot, nella provincia di Lodi vi sono diversi paesini e frazioni, in alcuni di questi sono saltate fuori perle notevoli, mai skateate. Ci stiamo preparando per una part tutta al lodigiano, siamo un gruppo molto eterogeneo, con stili diversi, approcci agli spot unici, anche nella realizzazione si richiamerà quella mood che è effettivamente palpabile nella nostra quotidianità, ma di questo se ne riparlerà a Settembre.

Qual è il tuo pensiero sull’attuale concezione dello skateboarding?
Bisogna fare uno sforzo cognitivo rispetto al discorso “Attualità” nello skateboarding. Se si osserva il cambiamento di ogni fenomeno ci si rende conto che nulla accade al di fuori del tempo in cui è contestualizzato. Per andare giusto giusto un pochino indietro, Aristotele affermò che il tempo non può esistere senza movimento e mutamento; non è un caso che ad ogni “generazione” siano rilegate condizioni di memoria condivisa, come se tutti avessero vissuto un unico tempo distinto. Lo skateboarding non è esente a queste dinamiche di cambiamento, o lo si osserva o vi si partecipa attivamente. Quando qualcosa diventa di dominio pubblico, ognuno può farne l’utilizzo che vuole, è l’altra faccia della medaglia. Sono convinto che quello che sto facendo per lo skateboarding e per gli altri sia in corrispondenza coi valori in cui credo che, per me, ruotano attorno allo psico-sociale (salute, integrazione, disabilità, opportunità, scoperta…) fondamentalmente, se ad alcuni non piace mischiare skateboarding ed altro, a me, non frega un cazzo. Sono arrivato alla conclusione che per concepire idee nuove bisogna essere in opposizione ad altre tesi, se tutti fossero d’accordo con un’idea, quell’idea sarebbe ovvietà e, di conseguenza senza tempo.
Secondo te qual è l’aspetto più significativo per le nuove generazioni in un ambiente collettivo e in questo caso sportivo?
L’aspetto più significativo, a mio parere, di queste nuove realtà dev’essere quello dello scambio e della condivisione, se c’è una cosa che può arricchire l’io si trova nell’altro, dunque, soprattutto i più giovani, devono aver almeno l’opportunità di poter scegliere se farlo, se aprirsi all’altro, se conoscere, se chiedere o se ignorare. Nulla di buono nasce dagli obblighi, anche a livello morale e culturale, obbligare qualcuno a skateare o a imparare qualcosa è l’esatto opposto della natura stessa dello skateboarding.
Hai dei progetti per questo 2024?
Si, la stagione 2024/25 sarà l’anno dei cambiamenti, mi alternerò professionalmente tra insegnamento scolastico e colloqui clinici on-line, parallelamente, è da tempo che sto lavorando ad un progetto divulgativo che, per il momento, ho pensato di chiamare “Mind Sesh” e che finalmente pubblico insieme all’uscita di questa intervista. L’obiettivo è trattare di psicologia attraverso le dinamiche cognitive che permeano nello skateboarding. Sono moltissime le tematiche psicologiche che hanno a che vedere con lo skateboarding, ne sono un esempio: la paura, la motivazione, la compagnia, il flow, i facilitatori, gli stereotipi, ecc… Questa idea, di fatto, è nata per supportare l’arricchimento alla consapevolezza di noi stessi, probabilmente sarà la pagina social che nessuno ha chiesto, ma della quale non sapevi di aver bisogno.
Se volessi spoilerare qualcosa, quello che troverete su Mind Sesh verterà su queste aree: salute mentale, benessere e resilienza, emozioni, allenare la mente, comportamenti e atteggiamenti della quotidianità, comunicazione ed intenzioni comunicative, valori socio-culturali, disabilità, riabilitazione e cambiamento.
Ti faccio molti complimenti per l’uscita di Mind Sesh, direi che l’apertura della pagina con l’uscita di questa intervista è tanta fotta!
Grazie per l’intervista Respo! Tanti auguri per tutto e ci vediamo presto sulla tavola.
Grazie di cuore Ale, lunga vita Sudden.
Vi invito tutti a visitare e a seguire su Instagram la pagina di MIND SESH
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Ottone Bowl
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